Andrea Delmastro Delle Vedove ha rassegnato le dimissioni da sottosegretario alla Giustizia, chiudendo – almeno sul piano formale – una vicenda che negli ultimi giorni aveva messo sotto pressione il governo e, in particolare, Fratelli d’Italia. Le dimissioni, arrivate martedì sera, un solo giorno dopo la sconfitta alle urne, segnano il primo vero contraccolpo politico dopo la sconfitta dell’esecutivo al referendum costituzionale sulla riforma della magistratura.

Nella sua nota, Delmastro ha parlato di una “leggerezza”, respingendo però qualsiasi addebito di irregolarità: ha rivendicato il proprio impegno contro la criminalità organizzata e sostenuto di aver rimediato non appena venuto a conoscenza degli elementi problematici della vicenda.

Il caso: la società e i legami indiretti con Caroccia

Al centro delle polemiche c’è la società Le 5 forchette Srl, fondata a dicembre 2024 a Biella e partecipata, tra gli altri, dallo stesso Delmastro e da Miriam Caroccia, allora diciottenne e figlia di Mauro Caroccia, imprenditore romano poi condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni con aggravante mafiosa, in relazione ai suoi legami con il clan Senese.

La società è proprietaria del ristorante romano “Bisteccheria d’Italia”, attività che rientra proprio nel circuito imprenditoriale attraverso cui, secondo le sentenze, Caroccia avrebbe favorito attività di riciclaggio.

Delmastro ha sempre sostenuto di non essere a conoscenza dell’identità della giovane socia e dei legami familiari con Caroccia al momento della costituzione della società. Una versione che però, con il passare dei giorni, è apparsa sempre meno solida.

Le incongruenze e gli sviluppi giudiziari

Diversi elementi emersi successivamente hanno sollevato dubbi sulla ricostruzione fornita dal sottosegretario. Tra questi, una fotografia pubblicata dalla stampa che lo ritrae insieme a Mauro Caroccia già nel 2023, prima della nascita della società, e la frequentazione documentata del ristorante.

Ulteriori perplessità riguardano la tempistica dell’uscita di Delmastro dalla società: le quote erano state inizialmente trasferite, nel novembre 2025, a una società immobiliare di sua proprietà, per poi essere cedute definitivamente a febbraio 2026, pochi giorni dopo la condanna definitiva di Caroccia in Cassazione.

Nel frattempo, la procura di Roma ha aperto un’indagine su Mauro e Miriam Caroccia per ipotesi di riciclaggio e intestazione fittizia, con l’obiettivo di chiarire se la giovane sia stata utilizzata come prestanome per aggirare le conseguenze giudiziarie del padre. Delmastro non risulta indagato.

Il peso politico del caso

La vicenda è esplosa negli ultimi giorni della campagna referendaria sulla giustizia, diventando rapidamente un caso politico. Le opposizioni hanno chiesto da subito le dimissioni del sottosegretario, accusando il governo di aver sottovalutato la gravità della situazione.

Fino a poche ore prima delle dimissioni, tuttavia, l’esecutivo – a partire dal ministro della Giustizia Carlo Nordio – aveva escluso qualsiasi passo indietro. La decisione è maturata solo successivamente, su impulso diretto della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha di fatto imposto una linea più rigorosa dopo il voto.

Il tempismo ha alimentato il sospetto, rilanciato dalle opposizioni, che il governo abbia resistito finché possibile per evitare contraccolpi elettorali, cedendo solo a risultato acquisito.

Non un caso isolato

Quello delle partecipazioni societarie non è il primo episodio controverso che coinvolge Delmastro. Negli ultimi mesi il sottosegretario era già stato al centro di polemiche, tra cui la condanna in primo grado per la diffusione di intercettazioni relative all’anarchico Alfredo Cospito e la sua presenza alla festa di Capodanno del 2024 in cui partì un colpo di pistola da un’arma di proprietà dell’ex deputato Emanuele Pozzolo.

Una sequenza di episodi che aveva progressivamente logorato la sua posizione politica, pur senza tradursi, fino a questa vicenda, in conseguenze dirette sul suo incarico di governo.

Effetto domino al ministero della Giustizia

Le dimissioni di Delmastro sono arrivate insieme a quelle della capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi.

Bartolozzi era finita al centro delle polemiche durante la campagna referendaria per alcune dichiarazioni rilasciate in televisione, in cui aveva invitato a votare sì affermando che la riforma avrebbe consentito di “togliere di mezzo” una parte della magistratura, descritta come “plotoni di esecuzione”. Le parole avevano suscitato forti critiche politiche e istituzionali, mettendo in difficoltà lo stesso ministro Nordio.

Il vero segnale politico: la mossa su Santanchè

Il passaggio politicamente più rilevante è arrivato però da Palazzo Chigi. Nella stessa nota in cui ha espresso apprezzamento per le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi, Meloni ha invitato pubblicamente la ministra del Turismo Daniela Santanchè a compiere una scelta analoga.

Si tratta di una presa di posizione inedita: fino a questo momento, la presidente del Consiglio aveva sempre difeso Santanchè, nonostante le richieste di dimissioni avanzate da mesi dalle opposizioni.

La ministra è coinvolta in più vicende giudiziarie: è a processo a Milano per presunto falso in bilancio legato alla gestione della società Visibilia e risulta indagata in un filone per ipotesi di bancarotta. Resta inoltre aperta la questione relativa alla presunta truffa aggravata all’Inps per l’utilizzo della cassa integrazione durante il periodo Covid.

Per ora Santanchè non ha annunciato alcun passo indietro e continua a svolgere le sue funzioni. La richiesta pubblica della premier apre però un nuovo fronte politico interno alla maggioranza, trasformando un caso giudiziario già noto in una questione di tenuta dell’esecutivo.

, , , , ,
Per approfondire
Latest Posts from Focus Europe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *